lunedì 11 dicembre 2017
Motor Racing - Formula One World Championship - Australian Grand Prix - Race Day - Melbourne, Australia

Il sindacato dei piloti di F1: la Fiom dei piedi pesanti

Ebbene sì, esiste. Si sente poco, e forse non conta molto di più, ma esiste. Si chiama GPDA – acronimo di Grand Prix Drivers Association – ed è la sigla che rappresenta i piloti di Formula Uno. Un sindacato. La Fiom dei piedi pesanti. Che nel lontano 1982 organizzò pure uno sciopero.

DIdier Pironi
DIdier Pironi

Nasce negli anni Sessanta, nella giusta convinzione che i piloti uniti potessero fare massa critica per aumentare le condizioni di sicurezza delle corse. Un lobby molto attiva anche per tutti gli anni Settanta e inizio Ottanta, in particolare quando il leader era il compianto Didier Pironi. Proprio Pironi diede battaglia contro le nuove regole da firmare per avere la superlicenza: in particolare, due articoli impedivano ai piloti di fare causa contro gli organizzatori delle gare e – questo il punto più contestato – li legava mani e piedi alle scuderie. Nel 1982, al Gran Premio del Sudafrica, i piloti della GPDA – guidati da Pironi e Lauda – improvvisarono uno sciopero proprio contro le nuove clausole del regolamento, facendo saltare le prequalifiche: si riunirono tutti nella hall di un albergo senza manager né direttori sportivi, e ci rimasero asserragliati per due giorni fino a che non raggiunsero un accordo con Jean Marie-Balestre.

Alexander Wurz
Alexander Wurz

La GPDA perse rappresentatività dopo l’abbandono della F1 di Pironi e poi si sciolse. Venne riformata nel 1994, dopo la tragica corsa di Imola nella quale persero la vita Senna e Ratzenberger.
Oggi ha sede a Monaco ed è retta da un triumvirato. Il presidente è l’ex pilota di F1 Alexander Wurz, affiancato dai due direttori Sebastian Vettel e Jenson Button.
Si esprime principalmente per questioni di sicurezza (l’ultima volta nel 2013, quando le Pirelli scoppiavano come BigBabol). Sulle questioni di altra natura non è molto incisiva, principalmente per tre motivi: 1) i piloti alla fine son liberi professionisti 2) spesso sono rivali, e i rivali fanno fronte comune solamente di fronte a cause di forza maggiore 3) per questioni ordinarie, chi guadagna centinaia di migliaia di euro all’anno può permettersi un buon avvocato. Il Saubergate insegna.

Però, sempre di un sindacato si tratta. Immaginate: Vettel addetto ai picchetti di protesta. D’altronde, a Maranello una bandiera rossa la troverà pure. Button invece è il delegato sindacale addetto al controllo qualità del caviale che gira nei paddock. E Wurz fa i comunicati stampa. Li invia su iPad nuovi di zecca. Attenzione: non invia il comunicato, ma direttamente l’iPad, che fa recapitare in una busta di pelle di pecora alle principali testate di motori. Perché sarà pure la Fiom dei piloti, ma la sede è nel Principato.

Hi-ho.

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