sabato 22 gennaio 2022
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Lunga, impegnativa, affascinante: Rok Cup Italia 2016

Ventireesimi su trentanove. E’ il nostro risultato alla Rok Cup Italia 2016: in linea con le aspettative. Non male, considerando il livello della gara. Ventottesimi in qualifica, undicesimi in prima manche, diciottesimi in seconda, ventottesimi in prefinale e ventireesimi in finale.
Questi sono i risultati.
Poi c’è tutto il resto. Che non si misura in numeri. E che proviamo a raccontare ora.
La soddisfazione di aver fatto e finito una “bella gara”. Un campionato italiano su prova unica è sempre una gara particolare. Lunga, impegnativa, difficile, piena di imprevisti.
IL TELAIO NUOVO
tonykart_racer_401Le fatiche sono iniziate, pensate, mercoledì. Quando alle 12 ci arriva un TonyKart Racer 401 nuovo di zecca, verde scintillante. Unico problema: è (come tutti i telai nuovi) a pezzi. Tubi, assale posteriore e null’altro.
Quindi dobbiamo montare, nell’ordine: piantone dello sterzo, tiranti dello sterzo, fuselli,mozzi, freni anteriori, volante, sedile, pompa dell’acqua, radiatore, impianto elettrico, carenature e cablaggi degli strumenti. Riusciamo a finire mercoledì notte. Giovedì carichiamo il vecchio Daily e partiamo alla volta del circuito di Adria (Rovigo). Arriviamo di sera. Prendiamo posto ai box e iniziamo a montare il mattino seguente.
LA TENDA
Preparare la tenda ai box è un rito. Prima si posiziona il furgone. Poi si scarica il gazebo, e si attacca la corrente, quindi si dispone tutto: tavolo, compressore, attrezzi, carta, sedie. Alla fine si scarica il kart. E’ importante che tutto sia al posto giusto, perché quel piccolo gazebo 3×3 diventa praticamente la nostra casa per quattro giorni. Quando c’è poco tempo per lavorare sul kart, tra una manche e l’altra, sembra che sia scoppiata una bomba: attrezzi, bombolette, stracci, gomme, viti e pezzi sparsi ovunque. Nei tempi morti (pochi) si riordina.
Per un kartista “sotto la tenda” c’è un microcosmo. Dopo ogni manche in pista, comunque vada, si torna sotto la tenda. Col sorriso sulle labbra, o con le palle girate. Se è andata male si cerca l’invenzione per tirar via mezzo secondo. Se è andata bene, si controlla che sia tutto a posto e si cerca comunque una regolazione per limare ancora qualche centesimo. Se c’è qualcosa di rotto, si cerca di sistemarlo in tempo. In quei nove metri quadrati si scherza, si lavora, ci si incazza, si riflette, si smadonna, si ride.
UNA GARA LUNGA
Un italiano è una gara di quattro giorni. Stai in pista tanto. E’ una gara lunga, che va costruita passo dopo passo. Il venerdì le prove libere, il sabato le qualifiche e le manche, domenica prefinale e finale. Ci vuole testa per arrivare in fondo lucidi, senza esaurire le energie. Il pilota (Marco) deve dosare forze e nervi, il meccanico (io) altrettanto, perché un calo di attenzione può significare dimenticare di stringere una vite e buttar via una fase della gara.
tonykart_racer_401_rokBANDIERA A SCACCHI
Quasi una settimana di fatica, impegno e sudore può andare un fumo, ad esempio, per un pezzo da pochi euro che si rompe in finale. O per un contatto fortuito. Chi corre lo sa bene. Perciò quando vedi la bandiera a scacchi, alla fine, la tensione finalmente si scioglie in un sospiro di sollievo. Anzi: di soddisfazione.
Tutte quelle viti che hai stretto fino a farti male alle dita, le discussioni sugli assetti, le pacche sulle spalle, le incazzature, i ragionamenti strampalati, i consigli racimolati qua e là, i dubbi sugli assetti, le corse da un lato all’altro dei box con un motore in mano da montare, quel tasto del cronometro schiacciato centinaia di volte per prendere i tempi, i telai degli altri sbirciati per vedere le regolazioni, l’odore della miscela, il suono di chi scalda i motori, il caldo sotto la tenda, il siparietto del “Andrea siamo in ritardo” e del “cazzo Marco stai tranquillo” prima di ogni manche, la tensione prima di una partenza, quando i commissari di pista fanno uscire dalla pit lane i meccanici e i piloti restano da soli e pronti ad avviare i motori.
Ecco, tutto questo caos, dopo la bandiera a scacchi, si trasforma in soddisfazione. La soddisfazione di aver chiuso bene una gara lunga e difficile. Di aver fatto il nostro. E di aver ancora voglia di continuare a farlo.

Hi-ho!

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