lunedì 24 settembre 2018
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Adria: fatica e divertimento, una bandiera a scacchi sudatissima

Ci sono gare in cui fila tutto liscio, altre in cui arrivare a vedere la bandiera a scacchi può essere molto faticoso. Quella di domenica, sulla pista di Adria (Rovigo), è stata del secondo tipo. Una faticaccia. Ma da queste gare impari molto e, comunque, te ne vai con un senso di soddisfazione generale. Stanco ma contento.
SABATO
Arriviamo ad Adria venerdì sera, sabato mattina iniziamo rodando il motore. Al secondo turno di prove libere Marco fa segnare un 50.3, quando i primi girano 49.8: mezzo secondo, “siamo nel nostro”. Sappiamo che quando prendiamo 5 decimi dai primi stiamo andando bene. Ma ci manca ancora un po’ di velocità, così smagriamo la carburazione di un paio di punti e allunghiamo il rapporto. Al terzo turno di libere, il nostro best lap è 50.2. Piccolo problema: alla fine del turno Marco sente il motore indurirsi e si ferma, temendo che si sia rotto qualcosa. Portiamo il motore dal preparatore, lo apriamo ma apparentemente è tutto ok. Purtroppo però non possiamo più provare, perché inizia a piovere fino a sera. Puliamo tutto e ci prepariamo alla domenica.
DOMENICA
Nel warm up dobbiamo capire se il motore di sabato ha davvero qualcosa che non va. Buttiamo via mezzo turno per colpa mia: avevo lasciato le viti del pacco lamellare lente. Sosta ai box, risolvo il problema ma, alla fine del warm up, Marco non è convinto del motore. Quindi in poco tempo cambiamo motore, sostituendo anche la valvola sullo scarico. In qualifica siamo 24esimi su 28, un po’ perché non abbiamo trovato il treno giusto per farci tirare, un po’ perché…boh! Le corse non sempre sono una scienza esatta. Il nostro tempo è 50.8, oltre mezzo secondo in più rispetto ai test di sabato. La pista comunque si è alzata per tutti. Manca poco alla prima manche e dobbiamo sostituire il supporto paraurti anteriore (per regolamento, è cambiata l’omologa) e rifare la misura del pedale dell’acceleratore, oltre a cambiare l’assetto. Riusciamo adria_2017_1a far tutto, correndo un po’, e alla partenza della prima manche Marco imbrocca le mosse giuste: da 24esimo a 19esimo in giro. Peccato però che in mezzo al caos dei primi giri viene centrato da altri due concorrenti e deve ritirarsi.
Qui inizia la sfida. Perché nell’incidente, oltre a essere scesa la catena ed essersi rotta la tabella portanumero (e vabbé…), si sono stortati piantone dello sterzo e braccetto dello sterzo.
Quindi in poco tempo (un’oretta) dobbiamo rifare completamente l’avantreno del nostro TonyKart: ci riusciamo lavorando come matti fino all’ultimo minuto. Arriviamo in pregriglia e gli altri sono già tutti pronti, noi dobbiamo ritirare ancora le gomme in parco chiuso e montarle. Nella fretta, un prigioniero si sfiletta e dobbiamo sostituire un mozzo ruota anteriore correndo ai box a prendere il ricambio: siamo fuori tempo, i commissari stanno per dare il via. Non so come, ma riusciamo a finire la riparazione e a mettere il kart in terra pochi secondi prima della partenza della finale.
Marco parte ultimo (a causa del ritiro in prima manche) e al primo giro, in un tentativo di sorpasso, finisce sul cordolo e perde un sacco di tempo. Sfila quindi ultimo, a diversi secondi dal penultimo. Ma riesce comunque a ritrovare il ritmo: rimonta, giro dopo giro, e va a prendere il penultimo. Lo passa. E continua a rimontare, raggiungendo e sorpassando in totale sei piloti. Alla fine è 22esimo e taglia la bandiera a scacchi. Una gara in rimonta e qualche bel sorpasso. “Io mi son divertito”, dice lui in parco chiuso. Io pure, dalla tribuna meccanici. Questo weekend è stato un banco di prova per capire i progressi che abbiamo fatto, comunque, nella gestione della gara e degli imprevisti.
In due parole, fatica e divertimento. Ora qualche test poi si torna sulla pista di casa, a Castelletto di Branduzzo (Pavia), per la quinta prova della Rok Cup Area Nord e la nostra terza gara della stagione.

See you on track!

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