lunedì 11 dicembre 2017
marco_castelletto_wet

Wet race, il battesimo

Marco ed io abbiamo messo in piedi questa avventura nel 2013. Questa è la quinta stagione di gare insieme, eppure non ci era mai capitato di correre sotto l’acqua.
Il treno di gomme rain era lì, nel furgone, pronto, montato sui cerchi in alluminio: qualche volta l’avevamo portato in pit lane, quando minacciava pioggia. Eppure non l’avevamo mai usato. Fino a domenica. Terza gara della stagione, Rok Cup Area Nord, pista 7 Laghi Kart (Castelletto di Branduzzo, Pavia).
SABATO
Arriviamo in albergo venerdì sera. Non proprio un albergo, ma un b&b arroccato sull’unica collina nel raggio di chilometri, che scaliamo piano piano col nostro Ducato aspirato.
Sabato mattina iniziamo con un turno easy per rodare il motore numero 1 appena rifatto. Appena finito il rodaggio, al secondo giro il motore si rompe: un bel grippaggio “old style”, col pistone inchiodato nel cilindro. Facciamo quindi il turno successivo con il motore numero due, che sulla carta va un pelino meno. Vien fuori un tempo discreto, poi però inizia a piovere. Così ci chiudiamo nella nostra tenda 3×3 per lavorare sul telaio. Quei nove metri quadrati (nella foto, sotto) saranno l’unico nostro riparo dalla pioggia per due giorni.
Nel pomeriggio facciamo un ragionamento: domenica la gara dovrebbe essere sull’asciutto (stando alle previsioni), così non ha senso girare sul bagnato. Meglio impiegare il sabato pomeriggio per tornare a Nova Milanese, dove ha sede l’officina alla quale ci appoggiamo per le revisioni dei motori (MilizianoKart), e far rifare il motore numero 1 grippato in mattinata.
gazebo_branduzzoLa trasferta si rivela proficua, non solo perché rifacciamo il motore (lappatura e pistone nuovo), ma anche perché capiamo il motivo del grippaggio e forse anche dei problemi di carburazione sofferti nella gara scorsa ad Adria: la pompa della benzina. La pompa (comandata a depressione) deve far girare la benzina in una sola direzione (verso il carburatore) e bloccare il flusso al contrario. Il flusso viene bloccato da una valvola formata da una molla con una pallina. Se nella molla entra sporco, la valvola non chiude e la benzina può tornare indietro, smagrendo di colpo la carburazione. Ecco quello che è successo. La colpa è in parte anche mia: ho messo il filtro benzina tra la pompa e il carburatore, invece avrei dovuto metterlo tra il serbatoio e la pompa, in modo da far arrivare la benzina già pulita alla pompa.
DOMENICA
Domenica mattina nel warm up dobbiamo rodare il motore numero uno rifatto il giorno prima, ma la pista è bagnata. Quindi rodiamo con le gomme rain. Le qualifiche sono (finalmente) sull’asciutto: sessione difficile, perché nel timore che venga a piovere tutti si buttano subito in pista e c’è traffico. Marco riesce a segnare un buon tempo: 6 decimi e mezzo dalla pole position (al nostro meglio giriamo a cinque decimi dalla pole), 21esimo tempo su 33. Ma con un margine teorico di miglioramento di almeno un decimo (il rapporto era un po’ corto).
Poi, però, si scatena il diluvio. E Marco non guida sull’acqua da sei anni, quindi sarà un terno al lotto. In prefinale purtroppo nel giro di lancio si bagna la candela quindi non riusciamo nemmeno a partire. In finale invece Marco parte alla grande: da 33esimo a 20esimo nel giro di cinque giri. Ma guidare sull’acqua è sempre una scommessa, e purtroppo al sesto giro durante un sorpasso un piccolo contatto lo manda in testacoda. Gara compromessa. Nel resto della finale veniamo relegati in fondo da altri fuoripista, decisamente perdonabili, dovuti alla mancanza d’abitudine a guidare sul bagnato e al comprensibile nervosismo per il primo contatto.
All’arrivo non resta che lavare il telaio pieno di fango e tirare le conclusioni. Due, in particolare:
1 – abbiamo assolutamente bisogno di provare sull’acqua;
2 – sull’asciutto, dopo le qualifiche, abbiamo capito che stiamo ritrovando la nostra competitività: il telaio reagiva bene, Marco guidava senza errori e il motore spingeva.
Dopo due giorni di diluvio ininterrotto, il sole fa capolino proprio mentre carichiamo tutto per tornare a casa.
Quindi avanti così, la direzione è giusta, la voglia e la passione non ci mancano. Nemmeno dopo due giorni chiusi dentro un gazebo di 9 metri quadrati!

See you on track… 

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